Un contatore in un vano interrato, un sensore di livello dentro un pozzetto, una centralina in mezzo a un campo: sono i posti dove il Wi-Fi non arriva e dove nessuno ha voglia di cambiare la batteria ogni sei mesi. L’NB-IoT nasce esattamente per questi casi, perché rinuncia alla banda per guadagnare copertura e autonomia.
Mercoledì 30 settembre alle 15:00 ne parliamo in diretta con Giancarlo Barbieri di IoTicontrollo, in un webinar gratuito di circa un’ora. L’intervento si intitola NB-IoT: dalla tecnologia all’applicazione e il taglio resta tecnico e divulgativo: prima come funziona la tecnologia, poi i casi d’uso reali costruiti con i dispositivi che distribuiamo.
Che cos’è l’NB-IoT
L’NB-IoT (Narrowband IoT) è uno standard 3GPP introdotto con la Release 13 e classificato come LTE Cat-NB1, poi esteso in Cat-NB2. Occupa una portante di appena 180 kHz, cioè quanto un singolo resource block LTE. Gli operatori possono quindi attivarlo in tre modi diversi: dentro una portante LTE esistente (in-band), nella banda di guardia (guard-band) oppure su spettro dedicato (standalone), spesso riusando le vecchie frequenze GSM.
Lo spettro, però, è licenziato: la rete è quella dell’operatore telefonico. Non ci sono perciò gateway da installare e da mantenere, in cambio servono una SIM e un piano dati per ogni dispositivo.
Perché l’NB-IoT arriva dove il GSM si ferma
La banda stretta concentra la potenza su pochi kilohertz, inoltre lo standard prevede la ripetizione dello stesso messaggio fino a 128 volte. Il risultato è un maximum coupling loss di circa 164 dB, quindi circa 20 dB di margine in più rispetto al GPRS. In pratica significa raggiungere un sensore in cantina, dentro un pozzetto stradale o chiuso in un quadro metallico.
Il prezzo da pagare esiste ed è bene conoscerlo prima: throughput nell’ordine di poche decine di kbit/s, latenze che arrivano a qualche secondo e nessun handover durante la connessione. L’NB-IoT trasporta benissimo una manciata di byte al giorno, non un flusso video.
Dieci anni con una batteria: PSM ed eDRX
L’autonomia non dipende tanto dal modulo radio, quanto dal tempo che il dispositivo passa spento. Con il Power Saving Mode resta registrato in rete ma smette di ascoltare, perciò scende a correnti di pochi microampere. Con l’eDRX, invece, allunga l’intervallo fra due finestre di ricezione, passando da qualche secondo a diversi minuti.
Il consumo reale si progetta quindi sul profilo di invio: quante trasmissioni al giorno, quanti byte per volta, quale margine tenere per le ritrasmissioni dove la copertura è scarsa. Un dispositivo che invia una lettura al giorno e uno che la invia ogni cinque minuti hanno vite della batteria completamente diverse.
Quando conviene l’NB-IoT e quando no
- Conviene con pochi dati, tanti punti sparsi sul territorio e nessuna infrastruttura da gestire: telemetria di contatori, monitoraggio ambientale, allarmi, controllo di serbatoi e pompe.
- Rispetto a LoRaWAN evita l’installazione dei gateway, però introduce un canone dati per dispositivo e la dipendenza dalla copertura dell’operatore.
- Rispetto a LTE-M consuma meno e copre di più, ma rinuncia alla mobilità vera, alla voce e alle latenze basse.
- Rispetto al 2G guadagna prospettiva, dato che le reti GSM stanno chiudendo in diversi paesi europei.
- Non conviene invece se servono aggiornamenti firmware pesanti, trasmissione continua o comandi in tempo reale.
Dal modulo al prodotto finito
Progettare un dispositivo NB-IoT significa far quadrare più pezzi insieme: il modulo radio con il suo stack, l’antenna e il suo adattamento, l’alimentazione dimensionata sui picchi di trasmissione, infine il firmware che decide quando parlare e quando dormire.
Anche la parte di rete richiede scelte precise, ad esempio SIM o eSIM, profilo dati e protocollo applicativo. Su questi collegamenti UDP con CoAP o MQTT-SN pesa molto meno di HTTP, perciò incide direttamente sulla durata della batteria.
Il webinar del 30 settembre

L’incontro è organizzato da Futura Academy insieme a IoTicontrollo, azienda di Gravellona Toce che progetta e produce apparati LPWAN per telemetria, sicurezza e monitoraggio ambientale.
- Data: mercoledì 30 settembre 2026
- Orario: 15:00, durata di circa un’ora
- Dove: sala interattiva su LiveWebinar, con iscrizione gratuita, oppure diretta sul canale YouTube di Futuranet
- Relatori: Boris Landoni (Futura Group) e Giancarlo Barbieri (IoTicontrollo)
Cosa vedremo in diretta
- Come funziona l’NB-IoT: banda stretta, ripetizioni, modalità di deployment sulla rete dell’operatore.
- Copertura e consumi: che cosa cambia davvero fra un sensore alimentato a rete e uno a batteria.
- Casi d’uso reali portati da IoTicontrollo, con i dispositivi già installati sul campo.
- Domande dal vivo: la parte finale è dedicata alle richieste di chi partecipa.
La partecipazione è gratuita, tuttavia i posti in sala virtuale sono limitati, perciò conviene registrarsi in anticipo. Chi si iscrive riceve via email il link personale di accesso e un promemoria prima della diretta.
In alternativa puoi seguire il webinar direttamente da qui, sul canale YouTube di Futuranet, senza iscriverti.
A chi si rivolge
Il webinar è pensato per progettisti elettronici, system integrator, responsabili della manutenzione e aziende che devono raccogliere dati da impianti diffusi sul territorio. È utile anche a chi sta valutando quale tecnologia LPWAN adottare e preferisce conoscerne i limiti prima di impegnarsi in un progetto.
L’appuntamento fa parte del calendario di Futura Academy, dove trovi anche le dirette tecniche già pubblicate.
