L’agricoltura sta divenendo sempre più tecnologica a dispetto di ciò che si possa erroneamente pensare e l’impiego di macchinari sempre più evoluti è ormai necessario per eliminare gli sprechi e rendere i raccolti sempre più produttivi.
Oltre ai sistemi Gps e all’impiego di mungitrici robotiche delle vacche, che carpiscono quando l’animale è pronto per la mungitura, già diffusi e consolidati nelle migliori fattorie d’Oltreoceano, è ora allo studio l’introduzione dei droni per la protezione e la ricognizione aerea dei raccolti, sulla quale sono al lavoro anche i ricercatori dell’Università dell’Illinois.
La loro utilità è infatti facilmente intuibile, in quanto i droni possono trasformarsi in vere e proprie sentinelle capaci di fornire agli agricoltori un quadro preciso del proprio campo o della propria azienda agricola, individuando le aree critiche in cui è necessario intervenire e fungendo addirittura anche da moderni spaventapasseri.
Inoltre i droni possono fornire precisissime scansioni aree dei raccolti, identificando gli impatti dei parassiti, ad esempio sulle patate, come nel caso dello specifico studio realizzato dai ricercatori dell’Università dell’Idaho e le carenze nutrizionali di cui soffrono, ad esempio, le piante.
I piccoli mezzi volanti a pilotaggio remoto equipaggiati con sensori riescono a fornire diagnosi precoci sullo stato di salute delle colture, consentendo agli agricoltori di intervenire in maniera mirata.
I droni possono facilmente individuare la presenza di erbacce, la carenza di acqua e fornire una mappa georeferenziata del terreno, grazie all’impiego di camere ad alta definizione, termiche e multispettrali.
Obiettivo dei ricercatori statunitensi è infatti quello di fornire un protocollo standard sull’agricoltura da applicare su numerose e differenti coltivazioni.
Fonte: Università Illinois

